a spazzatura regna sovrana a Milano. In due mostre importanti. In due luoghi molto diversi e molto simili.
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Il primo è l'Hangar Bicocca, il transatlantico dell'arte contemporanea milanese. Ristrutturato e ripulito, ospita sempre i 7 palazzi celesti di Anselm Kiefer, ma alla sua riapertura ha affidato a Christian Boltanski il compito di accogliere i visitatori della cattedrale dell'archeologia industriale di Sesto San Giovanni. L'artista francese ha creato un lungo corridoio da attraversare con il passo cadenzato dal battito cardiaco delle migliaia di persone che sta catalogando. Al termine del viaggio si entra in un enorme cubo riempito per buona parte da una montagna di vecchi vestiti, stracci, spazzatura diremmo. Sovrastati da una gru: il fato che regola la vita e decide non decidendo cosa e a chi accadrà .
L'accumulo, la sistematizzazione, sono idee che tornano e ritornano nel lavoro di Boltanski. C'è chi ci vede la speranza della redenzione dall'annullamento della memoria, dall'oblio e chi la critica al consumo per il consumo.
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A pochi metri da Brera, nei sottoscala di Palazzo Citterio c'è Paul Mc Carthy a martellarci con i suoi incubi suini, la sporcizia, il ribrezzo e la ironia sguaiata eppure sommessa che solo gli yankee sanno usare a quel modo. L'isola dei porci è esattamente come la potremmo immaginare, personaggi schifosi fanno cose schifose in posti schifosi. È il libero mercato (delle merci e delle persone). Fra gli anfratti dell'inatteso labirinto in calcesruzzo (ma davvero siamo a due passi dalla Pietà di Bellini e dal Cristo morto di Mantegna?), sordi cubi di vetro e ketchup, bambole con testoni buffi e orrendi, la sedia cazzuta e lo studio traslato. Il corpo inanimato dell'autore ci ha accolti in modo chiaro, non possiamo certo fingere la sorpresa: il mondo visto da McCarthy fa schifo. Tutto così impolverato, minuziosamente trasandato. Fa meravigliosamente schifo, ma molto meno dell'asfissiante patinatura che confeziona altri luoghi e altre mostre. Qui la spazzatura non è nascosta sotto nessun tappeto. È lì sotto i tuoi occhi, non potrai dire di non aver visto.
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Da ascoltare: Eugenio Finardi "In trappola" da "Finardi" del 1981 (pubblicata anche in inglese come "Trappole" in "Secret Streets" nel 1982)
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Foto © Courtesy Hangar Bicocca e Fondazione Trussardi / McCarthy
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Fondazione HangarBicocca
Via Chiese 220126 Milano
Dal 25/6 al 19/9/2010
www.hangarbicocca.it
da martedì a domenica 11.00 - 19.00
giovedì 14.30 - 22.00
lunedì chiuso
Ingresso
Intero 8 €
Ridotto 6 €
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Fondazione Nicola Trussardi
Pig Island – L’isola dei porci
Palazzo Citterio
Via Brera 14, Milano
20 maggio - 4 luglio 2010
www.fondazionenicolatrussardi.it
tutti i giorni dalle 10:00 alle 20:00
Ingresso libero
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