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Bari, 18-09-1997 Di Antonio "The Ant" Cornacchia e Franco "Papa" Giove - 18/9/97
Intro: ADELFIA - CSOA "COPPOLA ROSSA" Da quattro mesi alcuni ragazzi di Adelfia, in Terra di Bari - come amano dire loro -, hanno occupato l'ex mattatoio cittadino. La struttura è bellissima, nel senso che dispone di grandi spazi coperti e scoperti. Nello stanzone di ingresso è allestita una mostra antifascista messa a disposizione dall'ANPI, i partigiani. Più in là un piccolo sound system scalda l'aria in attesa del concerto dei 99 Posse. Fatto un giro, salutati alcuni dei ragazzi, ci dirigiamo in uno stanzino dove il gruppo sta chiacchierando con altra gente. Franco "Papa" Giove e gli altri di Altamura arrivati con noi li abbracciano calorosamente e mi introducono. Timido come sempre sto in disparte e aspetto il mio. Ci trasferiamo nella stanza che fa da camerino, e ci si sbraca sui lettini. Sacha, il tastierista, gioca col cane, Meg gironzola con le pinzette in testa, Massimo JRM e Marco Posse vanno e vengono, arriva la pasta al forno ma è per quelli del service. L'aria è rilassatissima, questi arrivano spesso in TV, stanno sul palco con Vasco Rossi e Jovanotti, suonano con Linton Kwesi Johnson ma non se la menano, santiddio, e allora mi rilasso anch'io. Franco - Ti ho visto a Milano (alla convention hip-hop) che hai cominciato il concerto leggendo la lista dei prigionieri politici italiani. Adesso ti ritrovo dopo aver seguito le notizie di vostre collaborazioni con personaggi che con quel vostro discorso non hanno molto a che fare (Jovanotti, Vasco Rossi...). Luca "Zulù" - Tutte queste collaborazioni nascono dalla consapevolezza del fatto che il nostro pubblico sta crescendo smisuratamente. Loro se ne sono accorti e siccome hanno raggiunto un livello che permette di fare veramente quello che vogliono, e siccome comunque anche loro vengono da situazioni "di sinistra" in qualche modo, approfittano per riavvicinarsi. Adesso sono abbastanza ricchi, famosi e potenti per fare quel cazzo che vogliono. F. - Forse abbassare anche i prezzi? L.- Ci stiamo provando. Per adesso sono arrivati a coinvolgere noi nei loro spettacoli. Noi glielo abbiamo già chiesto, abbiamo l'intenzione di mettere su un cartello di gruppi per l'abbassamento dei prezzi, perchè se lo facciamo solo noi la cosa non funziona, e comunque non possiamo tirare troppo la corda, tanto che prima il prezzo dei nostri CD era 24.000, poi 25 e forse il prossimo sarà 28.000 lire perchè se sei solo è impossibile tenere i prezzi a quei livelli. I Litfiba avevano aderito al cartello, ma non erano sicuri di ottenere la pubblicazione del loro disco a quel costo, comunque avevano firmato un documento che chiedeva l'abbassamento alle case discografiche. Lorenzo già ha dei prezzi più alti, ma ha anche dei costi di produzione molto più alti, nel senso che il biglietto del suo concerto costa 35.000 - 40.000, però spende 120.000.000 per ogni spettacolo, perchè ha una struttura che costruisce apposta, che non esiste nello standard musicale. Coinvolge duecento persone nel lavoro, che vengono pagate regolarmente, inquadrate, senza nessuno a nero. Per cui in quel caso è come se il biglietto fosse a 15.000, perchè significa che lui non ci guadagna. Infatti in questo tour ha perso circa 600 milioni. Lui ha messo su, in grande, un'autoproduzione con l'etichetta Soleluna, distribuita dalla Polygram, però gestisce personalmente tutto, scelte promozionali, dove andare a fare i concerti... anche quelli sono autogestiti: prende le piazze, le circoscrive, paga quello che deve pagare e si costruisce la sua struttura. Quest'anno ha anche rinunciato agli sponsor nonostante ne avrebbe avuto bisogno. Ci ha coinvolto senza chiederci nulla, tant'è che abbiamo aperto i suoi concerti leggendo la lista dei detenuti di cui parlavi. Boh!... Ci siamo stati dentro, abbiamo accettato di collaborare perchè stanno cambiando alcune cose. Sin'ora le collaborazioni sono state tutte proposte dagli altri, sono venuti e ci hanno detto "ci piace quello che state facendo, perchè non lo facciamo insieme?". Finchè è così, che sono loro a dover accettare delle mediazioni, va bene. F. - Questa prospettiva si allargherà? e a chi? L. - Non è che che abbiamo progetti di collaborazione, se ci chiamano... per esempio dopodomani andiamo a Reggio Emilia, siamo nel concerto degli U2, sul palco di MTV. Facciamo mezz'ora di diretta, poi si chiude quel palco e si apre quello degli U2, con i Casino (Royale, ndr), Owi B e loro. La differenza sta nel fatto che la Polygram ha cacciato 40 milioni per far fare questo concerto ai Casino, mentre a noi ci hanno chiamato. Sinora non ci è ancora capitato il problema di dover andare a chiedere qualcosa a qualcuno, se capiterà vedremo se sarà il caso. F. - Sarei contentissimo di vedervi insieme ai CSI per esempio. L. - E perchè no? Questa estate è successo che loro aprivano alcuni concerti di Lorenzo e noi gli altri. In Sardegna ci siamo incrociati perchè noi avevamo una nostra tournee. Ci siamo conosciuti a livello personale e non escludo... A proposito c'è questa notizia incredibile che i CSI sono al primo posto in classifica. A me ha fatto molto piacere anche perchè ciò dimostra la validità politica di fare cose con Jovanotti. Quello è un veicolo prima di tutto e poi va considerato che una persona può anche cambiare, per cui quello è un veicolo su cui mi ha fatto piacere salire. Lorenzo aveva 17 anni ed era al primo posto in classifica in mano ad uno come Cecchetto, chiunque di noi sarebbe cresciuto diversamente da come è cresciuto lui trovandosi in una situazione del genere. L'importante è che ha letto libri, ha viaggiato, ha conosciuto posti e ciò lo ha messo nell'ottica di mettere la sua musica al servizio di alcune cause. Per esempio è dal '94 che al merchandising vende la maglietta con il divieto sulla svastica. Quando vendi 700.000 dischi è bbuono che non tieni nessun tipo di ambiguità... Per esempio i Litfiba e Vasco non sono mai così chiari, non li senti mai ad un concerto dire "i fasci mi fanno schifo". Difatti al concerto che abbiamo fatto a Napoli con Vasco, ho combattuto -a livello di sguardi purtroppo- con una sfaccimma di prima fila di fans di Vasco che stavano tutti col saluto romano. Si sono offesi e sono andati via quando Vasco ci ha chiamati a fare il pezzo insieme, là sono impazziti proprio "ma come, il nostro eroe chiama i comunisti sopra al palco?!" e io gli facevo il gesto del vaffanculo. Ci sono rimasti male, penso che abbiamo distrutto tutti i dischi di Vasco! Insomma ci possono essere delle ambiguità quando arrivi ad un certo livello, e Lorenzo è dal 94 che non ce l'ha. Ant - Questo dal punto di vista politico. Mentre da quello musicale cosa pensi di Jovanotti e di quello che fa? L. - L'ultimo disco mi piace assai, anche se avrei preferito delle ritmiche più spinte, perchè in questo momento io ascolto quasi esclusivamente cose come Prodigy, Future Sound of London... Comunque ho apprezzato il fatto che siano riusciti ad entrare nel sound africano facendolo loro, con un lavoro di arrangiamento molto complicato. Alla fine può sembrare tutto: "...bella... voglio andare a casa...", stronzate? Beh, noi abbiamo fatto la cover di "Voglio andare a casa" per un programma di Red Ronnie insieme a lui e ci abbiamo messo quattro giorni a montare il pezzo. Il fatto è che quel disco suona tutto molto semplice e lineare, ma se vai ad analizzare i passaggi ritmici ed armonici, ce ne sono così tanti che ti rendi conto che ci sta un lavoro enorme sotto. Fare degi arrangiamenti così complessi senza farne free-jazz ma, anzi, musica leggera è una cosa molto difficile. E poi ci sono i testi: "La linea d'ombra", "Voglio andare a casa" e un altro paio che avrei voluto averle scritte io. Testimoniano le difficoltà di una persona che si trova in una fase di cambiamento, secondo me nè più nè meno che "Cerco Tiempo". Ci siamo molto identificati, difatti non è nato a caso questo fatto. Lui ha ascoltato il nostro disco nella fase di postproduzione del suo ed ha notato queste contiguità poetiche. Quindi ci ha mandato il suo disco con il messaggio "Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate". A. - Adesso che è un bel po' che è venuto fuori, che ti sembra invece il vostro disco? L. - Mi mangio il cazzo di avere come al solito avuto fretta nel momento in cui avevamo raggiunto l'idea definita di quello che stavamo facendo. Abbiamo avuto fretta non perchè fossimo isterici ma perchè non avevamo più i soldi per stare in sala e quindi siamo usciti con almeno un terzo dell' LP che è venuto arrangiato male. Che ne so... "La gatta mammona", "Balla e piensa", "Spara" e "Senza ritornello" adesso le suoniamo diversamente e le suoneremmo ancora diversamente se avessimo il tempo di organizzarci meglio. Quello è il limite di quel disco, se ci avessimo lavorato tre mesi in più non dico che adesso saremmo al posto dei CSI in classifica, ma avremmo venduto molto di più. La gente ha capito ed apprezzato molto tutta una serie di sforzi, di cambiamenti, ma molto ha dovuto intuirlo perchè dal punto di vista stilistico è tutto ancora fresco. è il primo passo di un gruppo che da tempo non lavorava più da solo alla propria musica perchè sentiva molto l'influenza rock dei Bisca. Il prossimo disco, te lo garantisco da adesso, non dico che sarà il primo della storia della musica ma entro i primi tre, tipo fra "Ummagumma" dei Pink Floyd e "White Album" dei Beatles. E "Terra Mia" di Pino Daniele! A. - E la collaborazione con Antonio Infantino com'è nata? L. - Ero in sala per la preproduzione del disco. Arriva il suo manager -che è uno che ha avuto ed ha a che fare con gente come James Senese, Alfio Antico, un tempo anche Pino Daniele, Musica Nova- e mi presta il CD di Infantino, che io non conoscevo assolutamente. Sentita la prima volta "La gatta mammona", lo rimetto per rendermi conto di aver capito bene, difatti; la terza volta, visto che ero lì ad aspettare i soliti ritardatari (facendo cenno a Massimo JRM che nel frattempo gli si è seduto a fianco, ndr) l'ho mandato a palla nell'impianto, tutto bene equalizzato. è ripassato Rocco, il manager, mi ha visto esaltato e ha detto "Ma lo sai che ho il suo numero? A te piace 'sto pezzo? ti piacerebbe contattarlo?". Penso che lui il fatto ce l'avesse già in testa, però poi ce l'ha fatto entrare nella nostra. Per cui abbiamo contattato Infantino e lui è stato particolarmente contento, perchè ci aveva visti al concerto a Firenze e gli eravamo piaciuti. Rocco sicuramente gli avrà presentato la cosa come "Questi vendono le copie, fai la collaborazione..." invece lui è arrivato molto curioso. Temevamo molto l'incontro perchè lui fa musica popolare, noi musica elettronica, cose che di solito cozzano. Invece lui è arrivato e fa "uagliò, diteci cosa dobbiamo fare, perchè lo dovete fare voi mo', lo dovete reiterpretare moderno". Pensa che ci abbiamo messo cinque giorni, perchè loro non riuscivano ad entrare nell'ottica di tenere la velocità costante dall'inizio alla fine. Noi dicevamo "scusa ma se un pezzo va a 130 bpm va a 130 bpm" e lui risponde "si ma il partenone l'hanno fatto storto per sembrare diritto, io parto da 60 bpm e arrivo a 130 bpm e non se ne accorge nessuno perchè io vado con l'emotività della gente, non è che bbello e bbuono cambio di velocità". Loro così suonano, quello è il concetto del ballo della tarantola, seguono l'emotività. Per cui far coincidere queste due cose ha significato colpi di campionatore: cioè loro hanno suonato tutto storto e noi abbiamo campionato nota per nota e risuonato con le tastiere, ci abbiamo messo gli arrangiamenti nostri, una parte mia... l'abbiamo rovinato ben bene! A. - Avete fatto anche delle date insieme? L. - Ci siamo incontrati ad un concerto a Prato, lui era tra il pubblico, l'abbiamo chiamato ed abbiamo fatto 'sta cosa insieme. Nel prossimo tour ci piacerebbe coinvolgere non solo lui ma una serie di persone, proprio per variare un po' rispetto al concetto di spettacolo tradizionale. Vorremmo creare dei "momenti", abbiamo in mente un violinista, Alfio Antico con le sue percussioni e Infantino con la chitarra. Però il prossimo tour è fra un anno circa, per cui può darsi che da qui ad un anno invitiamo Johnny Rotten e facimme nu spettacolo punk. L'altro giorno dicevo a Marco (il "campionatore" dei 99 Posse, ndr) che vorrei incentrare tutto sulla follia nel prossimo spettacolo. Visto che andiamo molto sull' lettronico e che molti testi che sto scrivendo parlano della diversità, del fatto di "stare fuori", fuori da una parte, fuori dall'altra... Lo spettacolo inizierebbe con un'atmosfera da "1977. Fuga da New York", con me che salto sul palco con la camicia di forza... Voi che ne pensate? F. - Pensiamo sia giusto! però non era 1977. Massimo - Approvate? Se vedete lui con la camicia di forza chiamate l'ambulanza o ce facite fa'? F. - Per il momento vi facciamo fare, poi alla fine vediamo il risultato. (Arriva Meg e chiediamo a Massimo e Luca di parlare della sua presenza nel gruppo. Massimo dice che la cosa migliore è chiedere direttamente a lei). A. - Cosa è cambiato nella tua vita da quando sei nei 99 Posse? Meg - Prima di incontrare loro avevo abbandonato l'idea di campare con la musica e mi ero dedicata all'università, mi volevo laureare in Lettere moderne. Poi, durante l'occupazione del '93, ci siamo conosciuti sia personalmente che musicalmente, ci siamo alleati e la mia vita è cambiata completamente. Sono due anni che non do esami pur essendo ancora iscritta, perchè è dura lasciare l'università a metà. Ormai la mia vita è completamente occupata da loro, mi sono buttata a capofitto in questa esperienza perchè non chiedevo di meglio, conciliare musica e politica è stato uno dei miei sogni fin da piccola. Mi sono trovata proprio benissimo. Adesso il "connubio" va avanti, si evolve, adesso io e Luca scriviamo pezzi a quattro mani, facciamo musica insieme a Marco e Massimo con tastiere e campionatori, computer eccetera. Trovo la mia espressione più totale nel gruppo. A. - Ma c'è ancora spazio per altro, oltre il gruppo? Meg - Più che portarmi i libri facendo finta di studiare c'è ben poco. Questa cosa mi ha assorbito completamente, a tempo pieno, giorno e notte. Chi viene al concerto pensa che la cosa si esaurisca con lo spettacolo, pensa che il lavoro del musicista sia divertimento, due ore di concerto e basta. In realtà prima c'è tutto un lavoro a monte, che cammina di pari passo con i cambiamenti. Una cosa tremenda di questa vita è che le cose cambiano repentinamente da un momento all'altro, senza poter programmare. Il fatto stesso che la musica che si ascolta venga imposta dalle grandi multinazionali, quelle che impongono gli Oasis o i Take That, è frustrante. Una cosa che si può fare in questo turbinio di eventi in cui "tempo non ce n'è" è cercare di battersi per cose che sembrano piccole ma sono importanti, come il prezzo imposto sul CD. Perchè non è poco che se un ragazzo entra in un negozio e trova il disco a 36 - 40.000 lire. Il ragazzo deve poter comprare i Prodigy, i 99 Posse, i Casino Royale... Sarebbe bello se la musica fosse considerata non un bene di lusso come ora, ma un bene comune. A. - Qual è la cosa peggiore di ciò che ti sta intorno e quella che t= i fastar meglio, che ti dà maggior carica? Meg - Il fatto che mi fa star meglio è di tener il cervello sempre in moto. Secondo me è l'occupazione del tempo migliore, anche se devi stare male comunque è un sentirsi vivi molto molto intenso. è un vantaggio che equipara tutti i contro che comporta questo tipo di vita, e sono tanti. Rispondendo alla prima domanda, una cosa che mi sta proprio sul cazzo è dover pensare che per vendere il tuo disco devi andare in televisione su Telemontecarlo a fare promozione, perchè alla fine è così, più sei visibile più acquisti un non so che, un'aura di fama. Una cosa sporca se ci pensi, ma alla fine o fai così oppure non fai musica, non fai politica. O ti dai i pizzichi sulla pancia quando vai a Canale 5 -ma in realtà mi pare che non ci siamo mai andati a Canale 5- oppure ti autoescludi la possibilità di dire cose non soltanto ai compagni del Centro Sociale, che già sanno quello che tu stai dicendo, ma anche ai fans di Jovanotti che la musica non deve necessariamente costare 40.000 a CD, oppure ricordare che esistono prigionieri politici... (Interviene Luca e fa "Non gli dare troppa corda perchè lei è di secondo piano!") A. - Stavamo parlando di questo tentativo di uscire dal ghetto, dal circolo ristretto dei Centri Sociali, dall'ambito che vi è più congeniale. L. - Non è una nostra idea. è un adeguarsi ad una realtà. Ad un certo punto abbiamo scoperto che veniva molta più gente ai nostri concerti e che molti di questi non parlava più i linguaggi che parlava la gente di prima. Molti ci hanno visto in televisione... Ci siamo posti il problema se fottercene oppure cercare di parlare anche con questi nuovi. E siccome i nostri genitori ci hanno sempre insegnato l'educazione, se viene uno a casa tua gli dai da parlare, gli offri qualcosa da mangiare... Vengono 25.000 persone mediamente in più a tour con le quali bisogna parlare. Vengono proprio da altre culture, alcuni addirittura so' carabinieri! Mo'... col carabiniere non c'è da parlare, con tanti altri sì. A. - Questo è quello che sta succedendo anche e proprio per i Centri Sociali. L. - Questo (il Coppola Rossa di Adelfia, ndr) ne è un esempio. Un Centro aperto al quartiere, dove immagino non tutti sono di Autonomia Operaia però stanno qua dentro ed è la cosa bella di questo posto. A. - è un bel po' di tempo che giri, cosa trovi di cambiato nei Centri Sociali, di peggiorato o migliorato? L. - Cambiato tutto, migliorato poco, peggiorato quasi tutto. Nel senso che quelli che sono riusciti a crescere hanno pagato prezzi altissimi e non godono dell'approvazione nè della collaborazione degli altri. Si è perso quasi completamente il livello di confronto nazionale che esisteva prima. Le realtà più floride, quelle del Nord-Est e il Leoncavallo, non hanno più rapporti con gli altri. Vanno presi come esempio nei rapporti cittadini, ma a livello nazionale non rappresentano certo una risposta a Rifondazione per esempio, mentre prima lo eravamo. Da Milano in giù la situazione è difficilissima, perchè si è scelto di non praticare autoreddito, e questo ha allontanato la maggior parte delle forze pensanti che nel frattempo sono andati a lavorare, perchè hanno fatto 30 e 35 anni. Chi non è andato in galera perchè non ha accumulato troppi processi stando in prima linea è andato semplicemente a lavorare. Quindi il livello culturale e di conoscenza politica si è abbassato moltissimo. Le forze in campo sono di quattordici-ventenni, che non venendo dall'esperienza del '77 ma neanche quella dell'85 e neanche del '90, non hanno nessun livello di politicizzazione forte. Hanno una caratterizzazione sociologica più che altro. Cioè "c'ho i capelli lunghi, mi faccio le canne e mi piace Che Guevara perchè mi sta più simpatico di Mussolini". Non è che c'hanno il vissuto, il passato. E questo unitamente al fatto che in molte storie si vivono troppe contraddizioni. Il CS per un certo periodo ha rappresentato per la maggior parte delle persone che io conoscevo il posto che risolveva i loro problemi. Man mano che questi crescevano i loro problemi non si risolvevano ma anzi il CS diventava un problema in più. Se tu arrivi ad un livello di incompatibilità con il CS o lo cambi o te ne vai. Chi l'ha cambiato ha pagato il prezzo delle contraddizioni, però ce l'ha ancora, chi non ha fatto cambiamenti oggi vive dei momenti di grossa difficoltà. Comunque sono aperti ancora tutti e questo è un buon livello. A. - Mentre fuori dai CS che cosa c'è? L. - C'è quella che io definisco l'era della confusione semiotica. Che sarebbe questo momento storico in cui tu vedi persone di sinistra che dicono che la Lega c'ha ragione, ci sono leghisti razzisti e leghisti democratico-cristiani... Meg - Adesso è uscito pure il Partito Comunista Padano! L. - La maggior parte dei comunisti ormai soggiogati dalla logica del PDS, altri ancora che non trovando referenti si levano di mezzo, diventano i principali frequentatori di bar "di sinistra" dove consumano litri e litri di ruhm. è una situazione molto complessa, non esiste più un linguaggio caratterizzante, non è che parli il linguaggio della sinistra o della destra, devi imparare il linguaggio del melting pot, della società multirazziale, del casino totale e devi semplicemente imparare a parlare la lingua di tutti i giorni. Devi cercare di levare da mezzo le tue origini, non perchè le dimentichi ma perchè non le usi come strumento d'impatto, le usi come tuo strumento culturale e nell'impatto cerchi di metterci quello che c'è. Allora per esempio adesso sto conoscendo te. Il posto dove ciò avviene è un Centro Sociale Occupato e i codici che c'abbiamo sono tu che hai una radiolina in mano e io ti vedo coi capelli lunghi e con delle persone che conosco, allora ti parlo in un certo modo; esco qua fuori acchiappo uno che vuole l'autografo, che cazzo ne so io se è un fighetto, se è di destra addirittura. Quello mi sta chiedendo l'autografo e allora mentre gli metto l'autografo cerco di buttargli dentro dei messaggi, tipo che scrivo "no star". Quando salgo sul palco cerco di fare altre cose ancora, quest'è: ricordarsi quello che si è, ricordarsi quali sono i tuoi problemi e i tuoi bisogni e cercare di parlare di quelli. Perchè sono i tuoi problemi e i tuoi bisogni che fanno scaturire le tue idee politiche. Se io sono di sinistra è perchè i miei problemi e i miei bisogni la destra li acuiva e la sinistra li risolveva. Partendo da ciò puoi riuscire a ricostruire i tuoi tessuti, puoi riuscire a mettere insieme delle forze che magari non sanno neppure di avere delle cose in comune. A. - Ti faccio la stessa domanda che ho fatto a Meg: quali sono le due cose che ti danno più fastidio di ciò che ti circonda e quella che ti dà più soddisfazione, ti fa star meglio? L - Sono la stessa cosa. La perdita totale della mia vita privata e il confondere costantemente quello che è il mio momento privato e quello pubblico, quelli che sono i cazzi miei e quelle che sono le mie responsabilità politiche e lavorative. Questa è la cosa che mi rompe più il cazzo perchè ci sono momenti che vorrei che nessuno mi riconoscesse, nessuno mi chiedesse niente. Però è anche la cosa che mi interessa di più di quello che sto facendo. Il fatto che tutto passi attraverso questa "esile figura", significa che riusciamo a mantenere il controllo di quello che facciamo. è quindi anche la vittoria di un gruppo... quando fai mille copie e stai in un Centro Sociale è normale che gestisci tutto da solo, quando arrivi a 60.000 copie e sei ancora tu vuol dire che sei riuscito a fare dei cambiamenti nelle cose. A. - Ti capita di fare confronti con quello che facevi agli inizi? L - Proprio l'altro ieri ci siamo visti "Militant Rap" questo video che facemmo nel '92 a Bologna con gli Assalti Frontali e Sante Notarnicola sul palco. Da quelle cose là riusciamo sempre a tirar fuori... Nel momento in cui tu scendi dal palco di Vasco Rossi, arriva Jovanotti, Red Ronnie, addirittura la telecamera di "Fuego" (checcazz'è?, ndr), allora abbiamo bisogno di quelle cose per ricordarci e mantenere chiare tutta una serie di cose. Quando cominci a vivere un'altra vita rischi di perdere il senso dell'altra. Noi ci facciamo dei tuffi volontari in questa cosa, appena abbiamo un po' di tempo libero ci buttiamo nei CS, andiamo a risentirci le vecchie cose. A. - Fra i tuoi compagni di viaggio di questi anni, chi si è salvato e chi è annegato? L. - Non sta a noi dirlo, alcuni hanno fatto la scelta di annegare, altri sono annegati loro malgrado, ce ne sono un sacco che non si vedono più, non so cosa stanno facendo, però non mi va di parlare di loro. Il concerto viene fuori assai bello, con l'apertura degli occupanti che parlano delle difficoltà e delle avversioni della Giunta di Adelfia (di Centrosinistra!), la musica che fa saltare più di duemila persone fino a stroncarle, alla fine, con una versione di "Rigurgito antifascista" che sembra una mitragliata. Infine c'è il tempo dei saluti, con un bel po' di autografi, foto e strette di mano. Lunga vita al "Coppola Rossa", lunga vita ai 99 Posse. Carta Libera 1997
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