Che fine ha fatto il fumetto d'autore in Italia? Non sarà una domanda appassionante per molti fra coloro che leggono, ma al direttore di Domani è bastata.
Scomparse del tutto le riviste di settore dalle edicole, l'unico modo per incrociare le firme e le manifatture non seriali è infilarsi nelle fumetterie e nelle librerie. Raffinatissimi semestrali, rari almanacchi, lussuose edizioni, insomma roba a prezzi da salasso certo non manca. Che si tratti dell'ennesima perdibilissima edizione di Manara o dell'ultimo meraviglioso numero di Black (www.coconinopress.com), alla fin fine di ciccia da masticare se ne trova. Ma non nelle edicole. Dove, ad eccezione dei mensili di Bonelli, non c'è più traccia di Corto Maltese, Comic Art, L'eternauta e tante altre testate, molto attive fino ad una decina di anni fa. Con una eccezione per la verità. Da poco più di un anno infatti è tornato in vita Frigidaire (www.frigomag.it). E cos'è?
Di fatto, se non si hanno abbastanza stagioni sulle spalle da averne vissuto la prima giovinezza negli anni Ottanta, la testata diretta da Vincenzo Sparagna non dice nulla.
Un po' di storia. Il primo numero risale al novembre 1980, pubblicato oltre che dal citato direttore, da un gruppo di straordinari fumettari messisi in proprio: Stefano Tamburini e Tanino Liberatore (artefici di Ranxerox), Massimo Mattioli, Filippo Scozzari (unico superstite) e un tale Andrea Pazienza, di cui magari parleremo più in là. La rivista è stata per anni punto di riferimento per tutto quanto di sovversivo si è fatto in Italia, nel fumetto certo ma anche in politica con la ricorrente presenza dell'ultrasinistra, nelle arti visive e soprattutto nel modo stesso di concepire una rivista: "Le edicole sono piene di pubblicazioni fondate per "ragioni ideali", dirette da scrittori e giornalisti "carichi di buoni sentimenti" e di "progetti". Frigidaire no. Noi viaggiamo consapevolmente nel mondo delle merci. E siamo una merce noi stessi. Come avrai notato la rivista costa duemila lire". Era scritto nel primo editoriale. Sarcasmo, cinismo e intelligenza.
Nata dalle ceneri del movimento bolognese e del giornale satirico Il Male, Frigidaire ha portato innanzi agli occhi dei suoi lettori quello che mai la televisione o altro sarà abbastanza coraggiosa di mostrare, in quegli anni e dopo. Reportage da tutto il mondo, letteratura disegnata di prim'ordine, satira politicamente scorrettissima. Una vitalità e una libertà impensabile nel decennio di Craxi, dei paninari e dei Duran Duran. E impensabile tutt'oggi, quando il massimo dell'alternativo editoriale è… è… cosa c'è di alternativo oggi?
Cosa resta di tutto ciò nel Frigidaire tornato in vita? Certo non Tamburini e Pazienza, che in vita dovrebbero prima tornare essi stessi. Resta l'impostazione grafica (forse in attesa che diventi vintage), la voglia di guardarsi intorno senza i filtri catodici e tanta, troppa nostalgia. Nell'ultimo numero per esempio la copertina è dedicata proprio a Pazienza, e richiama uno speciale di molte pagine all'interno; poi c'è l'imponente catalogo dei pezzi degli anni d'oro (raccolte, poster e supplementi). Il presente sono alcune bellissime illustrazioni (attenzione, non una storia) del maestro Josè Muñoz, una sei-tavole di Scozzari e la buona volontà di Giuseppe Palumbo e il suo Sisifo post-atomico. I reportage, quelli sì ci sono: sulla persecuzione dei kurdi in Turchia, sull'industria del giocattolo e dall'India. Ma tutto questo, se non avesse quella testata, avrebbe dei lettori? Questa merce, come dicevano nel primo editoriale, sarebbe da tenere in Frigo? Forse sì. Anche se si può fare di meglio, forse è meglio lo zombie nostalgico di Frigidaire che lo sciacallaggio che altri fanno su Pazienza. Ma questo è il menù fra due settimane.
Domani
15 giugno 2002
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