| La rivista che Vorrei |
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L'idea, sperimentata personalmente in altri tempi e in altri territori, fu quella di creare uno spazio di approfondimento che andasse oltre l'informazione "usa e getta", ovvero la forma attraverso cui la televisione, i free-press e buona parte della stampa (locale e nazionale) dedicano attenzione a Monza e alla Brianza. Grazie al passa parola, alle sollecitazioni via e-mail e al naturale evolversi delle iniziative "open source" in pochissimi mesi si creò un gruppo di lavoro deciso a dar vita a quello che già sapevamo sarebbe stato un giornale online, consci dell'insostenibilità economica della stampa e della distribuzione. Insostenibili almeno per il tipo di testata che si delineò: indipendente dalla pubblicità, dai contributi e per questo non assogettabile alle ingerenze economiche o politiche. Editrice della rivista divenne un'associazione culturale nata apposta e composta dai collaboratori stessi, le cui quote associative avrebbero costituito il piccolo "capitale" necessario a sostenere le spese di gestione (hosting e burocrazia). Una rivista autogestita in cui autori e padroni erano (sono) le stesse persone. Un modello economico improponibile per una redazione composta da persone impiegate a tempo pieno, possibile per una piccola realtà in cui tutti i collaboratori sono coinvolti nella gestione e nella definizione della linea editoriale, apportando il proprio contributo nella realizzazione dei contenuti (testi, foto, video, audio) ricevendo in cambio non un compenso economico ma civile: la convinzione di partecipare ad un lavoro collettivo il cui scopo è quello di migliorare lo spazio comune, ovvero la vita di quartiere, della città, della Brianza... Attraverso il racconto dell'attualità ma soprattutto la sua analisi. Una realtà non profit come pure glocal, in cui il radicamento territoriale è forte ma non è un vincolo asfissiante. Ambiente, politica e cultura i temi più cari ai curatori (e più affollati di contenuti) di una rivista che ha raccolto tanti lettori e promosso molte iniziative "collaterali": serate musicali, incontri e dibattiti, presentazioni di libri e spettacoli. Grazie al lancio di partnership definite per "affinità elettive" con le realtà culturali più importanti e interessanti del territorio. Così sono nate Facelook, Binario 6½, Serata De André e i tanti appuntamenti a cui Vorrei presta la sua attenzione. I "volti" di Vorrei.org nell'evoluzione della sua copertina *** Questo il testo di quello che aveva tutta l'aria dell'appello:
Il giornale che vorrei Io credo che Monza e il suo territorio abbiano bisogno di qualche spazio di riflessione e di confronto in più. Credo ci sia il bisogno di far dialogare chi ci vive, chi ci lavora e chi la guarda da lontano. Io credo che ci sia il bisogno di una narrazione della città stessa — e di quanto le è contemporaneo — critica, capace di affrontare con decisione il suo presente e il suo futuro. Una narrazione che porti a individuare il senso di quanto accade e che non si fermi a esporre la cronologia dei fatti. |