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Michele Serra. Cuore di Pietra

Il giornalista e scrittore, ex direttore del mitico Cuore, in giro per i Sassi materani fra aneddoti, panorami mozzafiato e guide mentecatte. 

Fare a gara in ironia con quello che è stato il direttore di Cuore. il "settimanale di resistenza umana" - e soprattutto di satira - più fortunato d'Italia, è impresa che poteva venire in testa solo a due mentecatti. Uno ce l'avevo già - io stesso - t'altro l'ho trovato in Pasquale Dibernedetto; due volte collega, la prima come collaboratore di un giornale (lui di Barisera), l'altra come nostalgico dei titoli, e non solo, di quel settimanale stampato su carta verde. L'opportunità ce l'ha data l'arrivo di Michele Serra ad Altamura per la presentazione del suo libro "Il ragazzo mucca" nell'ambito di Progetto Lettura. Prima del dibattito, la coppia di occhiaie
più note del giornalismo italiano "di sinistra" aveva espresso al patron della manifestazione, Luigi Manfredi, il desiderio di visitare i Sassi di Matera e a noi due non poteva servire scusa migliore per mandare all'aria gli impegni della mattinata successiva, nonostante che delle guide turistiche avremo si e no i calzini.

Invidioso per la mia copia del primo numero di Cuore fatta autografare, all'appuntamento il mio nuovo socio si presenta con la sua bella copia di un altro numero, quelle con in prima pagina "FINISCE L'ORA LEGALE, SOLLIEVO FRA I SOCIALISTI" pronto per essere impreziosito un paio d'ore dopo da un "Ciao Pasquale" che - chissà perché - basta a farci ridere. Siam mentecatti o no?

Serra ci raggiunge vicino l'albergo, si è alzato alle sei e mezza come sempre e ha già fatto un giro per il centro storico, breve ma sufficiente a segnargli nella capoccia il caffè Striccoli e la cattedrale. In auto verso Matera la nebbia minaccia il nostro tour ma non la nostra morbosa curiosità, sicché sino all'arrivo sul belvedere che vide atterrare il Papa qualche anno fa è una tormenta di domande: come hai cominciato? Lia Celi ora che fa? Boxer che ti pare? e cose così a cui Michele risponde (che altra può fa', lanciarsi dal finestrino?). Il suo ingresso all'Unità l'ha fatto più di vent'anni fa, sostituendo un antico stenografo, il resto l'ha fatto la passione e il talento, quello che, come diceva la sera prima Perinei, l'ha portato sul pulpito appartenuto a Fortebraccio. Ora è lì bello e tranquillo che ha mandato al diavolo Milano e tutto lo stress accumulato nei sette anni di vita di Cuore, ha preso casa nella campagna vicino Bologna, vive con la moglie e due figli, scrive ancora per l'Unità e per nessun altro che per Repubblica. Il che gli ha permesso di mettere giù il suo primo romanzo, averne in cantiere un altro ed essere co-autore dell'ultimo spettacolo che il bravissimo Antonio Albanese sta portando in giro per l'italia, con grande soddisfazione. «Mi muovo assai poco, tendo ad essere sempre più stanziale. Vado cinque sei volte l'anno a Milano e altrettante a Roma. E basta. «Boxer è il quarto, quinto giornale reatizzato dalle stesse persone, che fanno satira ormai da trent'anni; molti sono oltre i cinquanta, si ripetono, non sorprendano e i lettori si sono disaffezionati... Letto un numero letti tutti? «Proprio così, ci vorrebbe una nuova generazione, nuovi modi, nuovi segni" e tu non hai nostalgia di Cuore? "No, con tutta la fatica che ci è costato! E poi è
durato molto, neppure il Male è durato tanto». «All'unità le cose vanno molto male, adesso giocano l'ultima carta con Mino Fuccillo (rubato a Repubblica per affidargli la direzione, ndr) che già sa di dover rivoltare il giornale came un guanto, cambiare tutto. L'unità ha una profonda crisi d'identità, non è più il quotidiano dei comunisti, non è neanche più l'organo di partito... Che poi non è neanche male come giornale».

Sul belvedere la nebbia è scomparsa e il panorama della gravina vista dal lato opposto a quello più usuale è straordinario. «Bellissimo, bellissimo», Serra lo ripete non so quante volte e chiede intormazioni. Le mie conoscenze sono proverbialmente scarse e allora mi defilo affidando a Pasquale il ruolo di storico, il socio si dimena fra origini paleolitiche, nuovi insediamenti abitativi e aneddoti di brigantaggio. Ma è evidente che due mentecatti son più bravi in altro.

Mentre ci avaicinianno all'orlo del dirupo viene fuori che il caporedattnre dell'Unità a Milano, quando ancora Serra ci viveva, era di origini lucane e, vediunpo', amico di famiglia di Pasquate, tate Angelo Matacchiera. Costui una volta gli aveva rivelato una storia riguardo alla visita che Togliatti fece a Matera poco dopo il famoso attentato Pallante. Le sezioni del posto vollero organizzane un'accoglienza degna del prestigio del mitico Palmiro, sicché fu preparato un coro di ragazzini che alla sua presenza, sulle note dell'inno dei lavoratori, impettiti intonarono "Siamo stati attentato o Togliatti / da una turba di scemi e di matti» più una seconda strofa che, mannaggia non ricordo, fecero impallidire il capo del PCI.

Il tempo di una telefonata alla moglie e ci addentriamo dalla parte del Sasso Caveoso. Scendendo per il selciato si scorge una bandiera rossa, è la sezione di Rifondazione con la sua aria molto anni Cinquanta. Giù in Piazza San Pietro siamo presto preda di un signore assai particolare che ci chiede se vogliamo visitare le chiese rupestri. L'aspetto non è dei più rassicuranti, porta anelli d'oro da magnaccia e cominciamo a temere un attentato. Mentecatto, io ovviamente.
Ci porta invece dentro Santa Lucia alle Malve che, come la maggior parte dei Sassi, è spazio scavato nel tufo, sono metri nelle viscere della Murgia. Gli affreschi sono assai belli, di epoche diverse, molti rovinati altri ancora da riportare in superficie. La nostra "guida" dice che alcuni li ha scoperti lui stesso. Non conosciamo il suo nome, ne' sappiamo quanto di ciò che dice abbia fondamento, fra le altre ne spara alcune atroci ("questa è umidità secca") e infine piazza un volume a Michele (che è di Raffalele Giura Longo, quello con cui Pasquale discuterà la tesi di laurea).

La seconda tappa è un'abitazione arredata a cui accediamo attraverso la bottega di un artigiano alle prese con un sole di creta. Il letto altissimo, la "capasa" («Chissà che odorini c'erano qui dentro»), la cucina, e una serie infinita di stanze una appresso l'altra, tutte grattate via al
tufo. Poi, ancora, il convento di Sant'Antonio, che sarebbe chiuso ma basta tirar via un pezzo di filo di ferro...

Tornando ci affacciamo dentro la chiesa di San Pietro Caveoso. Bellissima, tutta di tufo a vista, incredibilmente luminosa e con un inatteso sottofondo musicale «Il tufo sembra che respiri. Da quando vivo in campagna ho imparato che i materiali sono molto importanti. La mia casa è di arenaria, piena di fossili di pesci, i maestri muratori di un tempo sapevano ordinare i grandi massi delle murature dando loro lo stesso orientamento magnetico. Sono cose che possono sembrare troppo legate a credenze magiche, ma molto importanti e la bioarchitettura lo sta confermando». C'è un presepe molto strano, elicoedale, su cui sono segnate le tappe più importanti dalla storia, prima e dopo Cristo. La cima, ad un passo dall'agnello di Dio, l'ultima foto è per la borsa merci «Dev'essere un parroco di sinistra questo qui, pare voglia dire "tutto questo casino per finire con una stronzata così"».

Ritornando si chiacchiera sullo sfruttamento turistico ancora scarso di un patrimonio così importante «Vi sembrerà strano, ma anche dalle mie parti le cose non sono messe meglio. Non c'è un coordinamento, non c'è un'organizzazione in grado di offrire pacchetti ai turisti. Quello è inveco un campo in cui si potrebbe trovare molto nuovo lavoro».

Risaliti sino a palazzo Lanfranchi, trovia ma dei cani addormentati nella luce tiepida del sole «Ecco. questa è un'immagine tipica del Meridione» si ma bella «Sì».
È tardi ma un salto dentro bisogna farloo. Michele Saponaro ci guida veloci fra le incisioni il mastodontico dipinto di Carlo levi. Infine ci affacciamo dal terrazzo che sta dietro al palazzo e che, per quanto grande, è più che altro una piazza. Sulla strada per il ritorno c'è il tempo solo per quel "Ciao Pasquaie" autografato sulla copia di Cuore, una stretta di mano e un Michele Serra confuso che quasi entra in banca invece che in albergo.
I Sassi fanno brutti scherzi. Peggio di Cuore.

Carta Libera
Anno 5, numero 102, marzo 1998

 
 
   
 

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