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Antonio Cornacchia Studio Creativo

Se la transizione verso nuovi modelli di servizio e prodotti non è certamente semplice per le aziende, ugualmente non lo è per i consumatori. Questi da troppo tempo sono abituati all’iper consumo e a soddisfare il proprio bisogno o desiderio immediato, piuttosto che pensare alla salvaguardia della comunità e del proprio futuro.

imageÈ Marta Mainieri su Apogeonline a porre la questione nell'interessantissimo "Il futuro del marketing? Salvare il mondo". Come sempre, il tormentone che viaggia sui media e sulle bocche dei politici è quello del PIL che non cresce e non crescerà. Addirittura "decrescerà", "sarà recessione". Possibile che sia solo questo il nostro metro per misurare il futuro: la crescita all'infinito della produzione e del consumo? davvero ci vogliamo ancora credere?

Considerando quello che Federico Rampini ci getta addosso come un macigno («Cinesi, indiani, brasiliani vorranno aumentare il loro tenore di vita e lo faranno, piaccia o no.») non è necessario scomodare i fautori della Decrescita felice per capire che finché continueremo a misurare il nostro benessere in quintali di merce saremo condannati a cicliche, rovinose cadute. È necessario cambiare parametri, cominciando a sostituire la quantità con la qualità: delle nostre giornate, delle relazioni, delle nostre letture, dei cibi, delle città. Delle parole e delle immagini che adoperiamo per comunicare. In questi decenni abbiamo visto e vissuto la barbarie: l'orrore della bulimia della finta informazione che ha distrutto la nostra capacità di attenzione e di analisi. È tempo di concentrarsi, ridurre all'essenziale.

Come può contribuire a questo percorso chi - come me - lavora nella comunicazione creativa, nell'arte, nell'informazione? Io proverò ponendo domande ai miei clienti e a me stesso. Prima di cominciare qualsiasi progetto, ricominciamo dall'ABC: cosa vogliamo comunicare? a chi? perché? è utile farlo?

Siamo bombardati da una quantità infinita di messaggi al cui fondo è assai difficile trovare un senso. Si fanno dischi, film, riviste, libri... per fare dischi, film, riviste, libri... Non perché il sacro fuoco bruci nel petto degli autori.

Se in questo 2012 il mio lavoro aiuterà anche solo un po' a ritrovare il senso di quello che io e i miei clienti vogliamo fare, bene: sarà una buona annata.

Ps. La bottiglia è dell'ottimo "Buio buio", un rosso delle cantine Mesa del maestro Gavino Sanna e del mio caro amico Luca Fontana. Credo che anche l'etichetta rappresenti bene l'anelito di essenzialità che affido al nuovo anno.