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Antonio Cornacchia Studio Creativo

Tre segnalazioni per tre riviste. Italic, Rrose e Il Mucchio. La qualità ai tempi di internet?

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La prima è Italic. È giunto all'ottavo numero “Il mensile di informazione di qualità”, che può sembrare quanto meno presuntuosa come definizione ma se messa insieme a “I temi e le idee che contano, in breve, in profondità” non può che farci provare simpatia perché in controtendenza rispetto alla bulimia informativa contemporanea. Una pubblicazione di sole 32 pagine di carta uso mano, molto gradevole alla vista, praticamente esente da refusi. Ti pare poco?Che rinunci al superfluo va bene, che abbia un respiro internazionale e non ombelicale va benissimo, ma capire poi quale sia la spina dorsale è un po' più complicato. Ogni numero un dossier più rubriche e infografiche su un po' di tutto. Forse bisognerebbe ridurre anche il campo di azione oltre che la foliazione. Vedremo cosa ne pensa il direttore, Luca Ballarini.

La seconda segnalazione è per Rrose, nuovissima rivista su “La creatività, dalle arti visive al design” curata da Massimo De Nardo. Potrebbe colmare quello che a mio modesto parere è un enorme vuoto dell'editoria italiana. Anche qui la qualità grafica è alta (a morte la patinata!), le firme - fra contributi inediti e non - sono di rilievo (Annamaria Testa, Pasquale Barbella, Vittorio Zincone, Gillo Dorfles...). Gli articoli vanno dal teatro alla pubblicità, dal design alla street art e così via.Cinquantotto pagine da conservare nel tempo; sembra un controsenso per una freepress, se pensiamo alle zozzerie che tappezzano i pavimenti della metropolitana. Ma Rrose e altri esempi (la prima Mousse, Satisfiction...) dimostrano che la cura e la qualità posso essere acquistate anche a costo zero. Solo un appunto piccolo piccolo: le pagine interne più leggere la renderebbero più amichevole, così rigida si ha quasi paura di rovinarla, sfogliandola.

Ultima segnalazione per Il mucchio selvaggio che, dall'alto dei suoi trentasei anni di pubblicazioni, non ha certo bisogno di presentazioni. Il numero di gennaio/febbraio 2012 è il primo a presentarsi ridisegnato (facile confrontare la nuova veste con quella “vecchia” del supplemento Extra allegato) ed è speciale per un altro motivo ancora: la crisi, i tagli dei fondi all'editoria e altre sfighe di questi anni mettono la rivista diretta da Federico Guglielmi con le spalle al muro, o si trovano duemila abbonati entro la fine del mese o il rischio chiusura è assai alto. È una canzone sentita tante, troppe volte da chi legge qualcosa di sinistra, si potrebbe star qui a discutere sul senso dei contributi statali, sul ruolo di riviste di questo genere al tempo della rete, della rava e della fava... Fabio Pozzi presto ne scriverà approfonditamente su Vorrei, intanto chi può tiri fuori gli euro necessari per uno dei tanti abbonamenti possibili. Non è carità, è pratica quotidiana di igiene culturale: «In Almost Famous un immaginario Lester Bangs diceva che l’unica moneta di cambio, in questo miserevole mondo, è condividere la nostra sfiga. Questo è il nostro peggior momento di sempre. E abbiamo bisogno di te».

Ps fra l'altro il Mucchio ospita anche una lunga intervista a Pasquale Barbella...

 

Aggiornamento dell'8 gennaio 2012.

Luca Ballardini ha prontamente replicato:

«(...) ITALIC è volutamente "generalista" nella scelta dei temi, dunque per certi versi più vicino a un quotidiano che a una rivista. È una bella sfida, ma proprio perché vogliamo approfondire temi importanti (che spesso i quotidiani italiani tralasciano) non vogliamo restringere il campo a priori. Alcune cose sono comunque assenti: recensioni di eventi, libri, film... segnalazioni brevi, rubrichette, editoriali. Per ora la formula è questa. In equilibrio tra informazione e svago, seguendo alcuni temi in particolare (città, creatività, lavoro, ambiente), con forte attenzione al tipo di Italia che più ci sta a cuore.»