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L'intervista a Tessa Hulls su La Lettura mi porta a riprendere in mano i miei Maus, al plurale perché è così che va a chi trasloca. Cosa accomuna Spiegelman e Hulls? Sono gli unici due ad aver vinto il Pulitzer con un fumetto, uno nel 1992 l'altra nel 2025*.
Sfogliando le prime pagine saltano agli occhi le differenze di traduzione, dalla prima edizione sulla bellissima cartaccia del supplemento a puntate di Linus 83/84, a quella BUR del 1995 su inspiegabile patinata — opaca ma patinata —, fino all'Einaudi del 2000 su usomano.
Dell'arrivo di Maus in Italia ha scritto in passato Giancarlo Elfo Ascari su Fumettologica.
Ps ieri al supermercato ho dato un'occhiata velocissima ai vari Tex e Zagor sugli scaffali. A parte la difficoltà di capire le collane mi ha colpito il prezzo di copertina, siamo intorno ai 6 euro se non consideriamo quelli cartonati. Tex lo leggeva mio padre quando io ero bambino, negli anni Settanta. Allora costava 350 lire che oggi equivarrebbero a 1,9 €.
*Una precisazione a riguardo. La questione è un po' complessa, esiste una categoria del Pulitzer “for Illustrated Reporting and Commentary” che fino al 2021 era la “Pulitzer Prize for Editorial Cartooning". Tra i vincitori Jules Feiffer nel 1986 e Garry Trudeau nel 1975. Tutti gli anni lo vincono disegnatori, quindi non c'è nulla di eccezionale o strano in questa.
Quello vinto da Hulls è invece nella categoria "Memoir or Autobiography" che esiste dal 2023. Spiegelman lo vinse nella categoria "Special Citations and Awards". L'eccezionalità sta quindi in questo, fumetti lì dove di solito regnano testi.
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1997, nella discoteca Caban di Altamura si festeggia il compleanno di Carta Libera, giornale nato tre anni prima.
Cosa fa tutta quella gente intorno a un monitor crt? Sfoglia le pagine web del giornale, una piccola selezione di articoli della versione su carta, pagine html che allora avevo da poco imparato a creare. Pagine ospiti dei server di Altanet, partner della testata.
Nel 1997 si andava di modem a 14.4 kbps, chi ce l'aveva. Quello che per connettersi occupava la linea telefonica e faceva quel rumore inconfondibile. Connessione lentissima per i primi timidi tentativi di informazione online.
Non parliamo poi delle persone inquadrate, pezzi di cuore.
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Una delle più belle mostre che io abbia mai visto, curata da Marco Belpoliti, Gianni Canova e Stefano Chiodi, Anni Settanta si tenne dal 27 ottobre 2007 al 30 marzo 2008 in Triennale a Milano. Tra le tante sale, una soprattutto. L'ingresso mostrava uno spazio al buio, affettato da un raggio di luce che veniva dal basso. Entrati, abbagliati, si scopriva la sorgente della luce. Alfa Romeo GT Veloce 1975-2007 il titolo dell'installazione di Elisabetta Benassi, allestista per la prima volta quello stesso anno a Palazzo Farnese a Roma, ora nella collezione Unicredit ma in prestito a lungo termine al Maxxi. L'auto è identica a quella che guidava Pasolini la notte del 2 novembre 1975, a Ostia. L'auto con cui, già steso per terra dopo il pestaggio, gli passarono sopra ammazzandolo definitivamente.
Elisabetta Benassi Alfa Romeo GT Veloce 1975 2007, 2007
Quei fari puntati nel vuoto sono ancora lì, nella mia memoria. Come la frase del medico incaricato dell'autopsia nel film di Marco Tullio Giordana Pasolini, un delitto italiano del 1995, «Abbiamo finito Pa'».
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Fabio Mauri Intellettuale. ll Vangelo secondo Matteo di/su Pier Paolo Pasolini, 1975. Foto di Antonio Masotti.
È la sera del 31 maggio, l'anno è il 1975. Nella Galleria d’Arte Moderna di Bologna Fabio Mauri presenta la performance Intellettuale. Da un proiettore a pellicola partono le immagini di Il vangelo secondo Matteo e si adagiano a pochi metri di distanza sulla camicia bianca del regista stesso del film, Pier Paolo Pasolini. «La proiezione di un intero film sull’autore possiede la precisione tecnica di una radiografia dello spirito. Comporta l’imposizione di una “passione” che l’autore subisce, per cui sembra rispondere corporalmente di quanto ha concepito. […] Autore ed opera formano una scultura di carne e luce, una unità compatta, paziente, quasi sofferente. Dimostrano, con la forza di una “visione”, d’essere una cosa sola»1.
È il 1975, Pasolini sarà ammazzato centocinquantacinque giorni dopo sul lido di Ostia. Cinquanta anni fa. A fotografare la performance furono Antonio Masotti (sua la foto ripresa qui sopra) e Nino Migliori.
Patti Smith in un ritratto di Robert Mapplethorpe
C'è un'altra foto che avrei voluto aggiungere ma di cui non trovo traccia, Pasolini con Allen Ginsberg nel 1967 a Milano, un anno dopo essersi conosciuti a New York. Allora ne prendo in prestito un'altra, è un ritratto di Patti Smith, fotografata da Robert Mapplethorpe, usato per la copertina di Land, doppio album raccolta del 2002. La traccia numero 8 del secondo disco è Spell, registrata a Portland nel 2001. Il testo di Spell altro non è che Footnote to Howl2, dal più noto dei poemi di Ginsberg, (Howl, L'urlo in Italia).
Quella usata qui di seguito è la versione in studio di Spell (nell'album Peace and noise del 1997), in una sequenza tratta da Dream of life, fantastico film che Steven Sebring dedicò a zia Patti nel 2008, dopo averla seguita per anni con cinepresa e fotocamera. La qualità del filmato caricato a scrocco su YouTube è pessima eppure riesce a rendere abbastanza bene la magnificenza del tutto.
«Everything is holy» canta zia Patti, «Tutto è santo» afferma Chirone in Medea, il film di Pasolini del 1969. Anche in questo caso il filmato è di qualità tremenda, eppure...
Holy! Holy! Holy! Holy! Holy! Holy! Holy! Holy! Holy! Holy! Holy! Holy! Holy! Holy! Holy!
The world is holy! The soul is holy! The skin is holy! The nose is holy! The tongue and cock and hand and asshole holy!
Everything is holy! everybody’s holy! everywhere is holy! everyday is in eternity! Everyman’s an angel!
The bum’s as holy as the seraphim! the madman is holy as you my soul are holy!
The typewriter is holy the poem is holy the voice is holy the hearers are holy the ecstasy is holy!
Holy Peter holy Allen holy Solomon holy Lucien holy Kerouac holy Huncke holy Burroughs holy Cassady holy the unknown buggered and suffering beggars holy the hideous human angels!
Holy my mother in the insane asylum! Holy the cocks of the grandfathers of Kansas!
Holy the groaning saxophone! Holy the bop apocalypse! Holy the jazzbands marijuana hipsters peace peyote pipes & drums!
Holy the solitudes of skyscrapers and pavements! Holy the cafeterias filled with the millions! Holy the mysterious rivers of tears under the streets!
Holy the lone juggernaut! Holy the vast lamb of the middleclass! Holy the crazy shepherds of rebellion! Who digs Los Angeles IS Los Angeles!
Holy New York Holy San Francisco Holy Peoria & Seattle Holy Paris Holy Tangiers Holy Moscow Holy Istanbul!
Holy time in eternity holy eternity in time holy the clocks in space holy the fourth dimension holy the fifth International holy the Angel in Moloch!
Holy the sea holy the desert holy the railroad holy the locomotive holy the visions holy the hallucinations holy the miracles holy the eyeball holy the abyss!
Holy forgiveness! mercy! charity! faith! Holy! Ours! bodies! suffering! magnanimity!
Holy the supernatural extra brilliant intelligent kindness of the soul!
Berkeley 1955

L'opera di Mauri in un allestimento del 2019 al Museo del Novecento Milano
1 F. Mauri, Il Vangelo secondo Matteo di/su Pier Paolo Pasolini, in La forma dello sguardo, catalogo della mostra (Mercati Traianei, Roma, 1985), a cura di F. Mauri, Graf, Roma 1985, p. 34. Fonte
2 "Footnote to 'Howl'" from Collected Poems: 1947-1997 by Allen Ginsberg. Copyright (c) 2006 by the Allen Ginsberg Trust. Fonte
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Alberto Garutti Tutti i passi che ho fatto nella mia vita mi hanno portato qui, ora
È, probabilmente, l'opera più nota di Alberto Garutti (1948-2023,). Non ritrovo le mie foto dell'opera, quindi prendo in prestito questa dal sito di radiosienatv.it
